Veda

Aviva Silverman, We Have Decided Not to Die, 2019, installation view, VEDA, Firenze. Courtesy l'artista e VEDA, Firenze. Foto: Flavio Pescatori

VEDA inizia la sua attività come project space nel maggio 2016, a Firenze. La proposta fondante del progetto è stata quella di dare agli artisti invitati l’opportunità di confrontarsi con la loro pratica artistica all’interno dell’architettura atipica dello spazio, spronandoli a superare le condizioni intrinseche di uno spazio non accessibile, senza pavimento sotto il livello stradale, visibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7. A seguito della necessità di perseguire un dialogo più profondo con le pratiche degli artisti, VEDA ha deciso di diventare una galleria d’arte un anno dopo.

Dopo quasi 4 anni di programmazione nella galleria di Borgo Pinti, VEDA si trasferisce. Maggiori informazioni sulla posizione del nuovo spazio e sulle prossime mostre saranno comunicate prossimamente.

Veda
Dominique White, Fugitive of the State(less), 2019, installation view, VEDA, Firenze
Courtesy l’artista e VEDA, Firenze. Foto: Jacopo Menzani
“VEDA prende il nome da un invito a guardare. O più precisamente: dalla versione dialettale toscana, fiorentina, di “guardi!”.”

In conversazione con Gianluca Gentili, Veda

Quando e come hai fondato la tua galleria?

VEDA viene fondata nel 2016 come no profit: volevamo creare una scintilla in una città che guardava poco al contemporaneo. L’idea era di concentrarsi su ogni mostra dando all’artista tutto il supporto necessario. La forte intesa con gli artisti ha fatto sì che l’identità di VEDA cambiasse rapidamente: nel 2017 abbiamo deciso di diventare una galleria a tutti gli effetti. Oggi rappresentiamo otto artisti e partecipiamo a diverse fiere internazionali.

La galleria non porta il tuo nome: raccontaci com’è nato.

VEDA prende il nome da un invito a guardare. O più precisamente: dalla versione dialettale toscana, fiorentina, di “guardi!”. Con “veda” si invita qualcuno a osservare, ma non solo: anche a riflettere – veda lei, veda un po’ – a pensarci su.

Macula Lutea, Amitai Romm, 2019, installation view VEDA, Firenze
Courtesy l’artista e VEDA, Firenze. Foto: Flavio Pescatori
Parlaci dello spazio che hai scelto per la tua galleria e il contesto nel quale è inserito.

È uno spazio molto connotato: una “buca” di sette metri non accessibile al pubblico, visibile solo dall’esterno. Si trattava originariamente di due stanze di Palazzo Ximenes Panciatichi divise dal solaio. Con l’alluvione del ’66 il solaio cedette e i proprietari decisero di chiudere il portone, lasciando tutto com’era. Oggi il portone è stato sostituito da una vetrina, i muri imbiancati, ed è rimasta solo la cerchiatura della vecchia porta d’accesso.

Perché hai scelto questa città?

La scelta di aprire una galleria in una città come Firenze è stata duplice. Da un lato sono stato attirato dalla bellezza di questa città senza tempo e l’atmosfera carica di storia e tradizioni che tutt’oggi si respira attraversando le vie del centro. Dall’altro, condividere la mia passione con la città in cui vivo e che conosce ancora poco il contemporaneo è una sfida, che però regala ogni giorno spunti e punti di vista inaspettati.

La prima mostra nella tua galleria? La rifaresti uguale? Cosa cambieresti?

La prima mostra inaugurò a maggio 2016: una personale di Marius Engh, “Eschscholzia Californica”, primo capitolo di un progetto più ampio a cui Marius lavorava da anni e che ha poi ampliato in altre gallerie e musei. Era la prima volta che ci confrontavamo con uno spazio così atipico e i dubbi erano molti. Marius installò un albero di eucalipto di otto metri che occupava per intero l’altezza della galleria: suscitò non pochi commenti in città.

Leggi l’intervista completa

Artisti

  • Jonathan Berger
  • Marius Engh
  • Emily Jones
  • Andrés Laracuente
  • Amitai Room
  • Aviva Silverman
  • Dominique White
  • Damon Zucconi