SECCI

Unmatter, 2022, exhibition view, SECCI, Milano. Courtesy l'artista e SECCI. Foto: The Knack Studio

La galleria SECCI è stata fondata a Firenze nel 2013. Da allora, ha sempre cercato di essere un incubatore per la creatività artistica attraverso un approccio curatoriale rigoroso, collaborazioni e partnership internazionali, e il coinvolgimento di critici e curatori nell’ideazione delle mostre.

Claire Fontaine, Protection, 2023, installation view, SECCI, Milano. Courtesy l’artista e SECCI. Foto: Nicola Gnesi

Nel 2021, la galleria ha aperto le porte alle avanguardie del dopoguerra con un’ampia retrospettiva dedicata a Titina Maselli, evento che ha segnato l’inizio di importanti collaborazioni con i principali archivi d’artista in Italia. Attualmente la galleria presenta e sviluppa un programma multidisciplinare di arte moderna e contemporanea, assecondando la natura trasversale dell’arte stessa.

Allo spazio fiorentino, situato nell’edificio storico del XV secolo Palazzo Ricasoli, nel 2021 SECCI ha affiancato una seconda sede, nel cuore di Milano, ampliando la sua proposta espositiva con progetti ambiziosi e site-specific.

“Selezioniamo gli artisti al fine di creare dialoghi proficui e inediti tra quelli più giovani e artisti storici che non hanno necessariamente avuto dal mercato il giusto riconoscimento.”
Sara Cirillo, Senior Director Secci Gallery

In conversazione con Sara Cirillo, Secci Gallery

Come avete scelto le sedi della galleria?

La storica sede della galleria è stata fondata a Firenze nel 2013, un omaggio alla città natia del gallerista, Eduardo Secci. Una città complessa per l’arte contemporanea, che però ci ha permesso di adottare un approccio più libero e per certi versi coraggioso. L’apertura di Milano, invece, ci ha consentito di ampliare la nostra vocazione per una programmazione ibrida. La sede di via Olmetto 1, affacciata su Piazza Sant’Alessandro, è suddivisa in due ampi spazi; una disposizione che permette una maggiore flessibilità e possibilità di sperimentazione, e che risponde ad una volontà di radicamento nell’humus della città di Milano, epicentro dell’arte contemporanea.

Quali sono i criteri di selezione degli artisti che rappresentate?

Dopo la retrospettiva dedicata alla grande artista Titina Maselli (2021), la nostra scelta si è naturalmente orientata tanto a una valorizzazione degli artisti che già rappresentiamo, quanto alla collaborazione con alcuni importati archivi d’artista, come Giò Pomodoro, Concetto Pozzati e Joan Witek. Selezioniamo gli artisti al fine di creare dialoghi proficui e inediti tra quelli più giovani e artisti storici che non hanno necessariamente avuto dal mercato il giusto riconoscimento.  

Claire Fontaine, Protection, 2023, exhibition view, Secci Gallery, Milano. Courtesy l’artista e Secci Gallery, Milano. Foto: Nicola Gnesi
Quali sono le tue previsioni sul futuro del sistema dell’arte nel settore di cui ti occupi?

Il sistema dell’arte contemporanea sta attraversando una fase di maggiore stabilizzazione, meno esposta alla fragilità di relazioni costruite su dinamiche di breve periodo. L’arte ultra-contemporanea sta progressivamente perdendo centralità, anche a causa di meccanismi di prezzo che si sono rivelati nel tempo poco sostenibili e, in alcuni casi, discutibili sul piano etico. Si sta delineando un mercato più solido e consapevole. I collezionisti tendono a prendere le distanze da scelte dettate dall’urgenza e dalla speculazione, concedendosi tempi più lunghi di valutazione. Concretamente, questo significa una riduzione delle dinamiche speculative e un ritorno a criteri fondati sulla qualità, sulla coerenza e su una prospettiva di lungo periodo, piuttosto che sull’adesione immediata alle tendenze

Un’istituzione italiana alla quale sei particolarmente legata, un progetto che vuoi ricordare?  

Alla Triennale di Milano abbiamo trovato uno spazio dedito allo sviluppo di ricerche complesse e siamo stati contenti di partecipare, appena arrivati in città, alla cruciale 23 Esposizione Internazionale di questa istituzione, intitolata Unknown Unknowns, che ha cercato di rispondere a una serie di domande su quello che ancora “non sappiamo di non sapere” e sul concetto di ignoto in diversi ambiti: dall’evoluzione della città agli oceani, dalla genetica all’astrofisica.  

Scegli un’opera da portare con te sull’isola deserta.  

La prima opera che ho amato davvero è stata il Crocifisso di Giotto nella chiesa di Santa Maria Novella a Firenze. In questo Christus patiens si coglie con chiarezza la risposta figurativa e teologica alla posizione catara, che negava ogni valore positivo alla materia, considerata irrimediabilmente corrotta rispetto allo spirito. L’insistenza sulla sofferenza del corpo di Cristo afferma invece la realtà dell’incarnazione e la piena coincidenza tra umanità e divinità. Tuttavia, se dovessi sceglierne una sola, anche per coerenza con il mio percorso lavorativo, porterei una Fine di Dio di Lucio Fontana. Per la sua radicale sintesi concettuale, ma soprattutto perché ogni volta che guardo una Fine di Dio mi commuovo. 

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Artisti

  • Mateusz Choróbski
  • Daria Dmytrenko
  • Maurizio Donzelli
  • Marco Eusepi
  • Andrea Galvani
  • Kevin Francis Gray
  • Jon Kessler
  • José Carlos Martinat
  • Radu Oreian
  • Giò Pomodoro
  • Concetto Pozzati
  • Matthew Ritchie
  • Chris Soal
  • Michael Staniak
  • Marco Tirelli
  • Theo Triantafyllidis
  • Levi van Veluw
  • Joan Witek