Monitor viene fondata da Paola Capata nel 2003. Sin dall’inizio della sua attività, la galleria ha proposto agli artisti spazi e contesti che consentissero un approccio sperimentale alle mostre. Durante i primi anni di attività, si è rivolta ad artisti emergenti internazionali, esplorando diverse pratiche – dalla scultura all’installazione, con una profonda attenzione al video. Dal 2010, la galleria ha esteso la sua attenzione ad altri media, in particolare alla pittura, sostenendo un eterogeneo e trans-generazionale gruppo di pittori.
Matteo Fato, Immagine è somiglianza (come il ritratto sia parte della pittura), 2019, a cura di Giani Garrera, exhibition view, Monitor, Pereto. Courtesy l’artista e Monitor, Roma / Lisbona / Pereto. Foto: Giorgio Benni
Nel 2014, Paola Capata apre uno spazio pop-up a New York, MONITOR Studio, che termina la sua attività come progetto di residenza per artisti nel 2015. Dopo quell’esperienza, nel 2017 viene aperta la sede di Lisbona, pensata per mantenere permanentemente la natura di spazio curatoriale e project space. A settembre 2019, la galleria ha inaugurato la terza sede nel borgo abruzzese di Pereto.
“Gli artisti vengono scelti in base alla loro forza, alla loro coerenza, alla loro visione.”
Ho fondato la mia galleria nel 2003, a ventinove anni, dopo una laurea in Storia dell’arte e mentre avevo attiva una borsa di studio per un dottorato di ricerca. Questa borsa di studio è stata importantissima per riuscire a supportare la prima fase dell’attività della galleria Monitor, che nasceva in un piccolo spazio di quaranta metri quadrati vicino a San Pietro, all’interno di Palazzo Caproni.
Perché hai scelto questa città?
Dal 2019 la galleria ha anche una sua sede fuori porta, presso il borgo abruzzese di Pereto a L’Aquila, all’interno di Palazzo Maccafani, luogo di grande ispirazione per gli artisti grazie ai suoi spazi stratificati e densi di storia. La nuova sede favorisce un contatto più diretto e informale con il nostro pubblico (collezionisti, curatori, appassionati) e visite condotte con un appagante tempo dilatato.
Benedikt Hipp, Abisso Calipso, 2018, installation view, Monitor, Roma. Courtesy l’artista e Monitor, Roma / Lisbona / Pereto. Foto: Giorgio Benni
Il tuo programma: di che tipo di arte ti occupi?
Durante i primi anni di attività la galleria si è occupata prevalentemente di linguaggio video, mentre dal 2014 si è concentrata sulla pittura figurativa. L’interesse per il linguaggio video è ancora molto forte, come pure per le grandi installazioni site specific, altro topos della galleria. Gli artisti vengono scelti in base alla loro forza, alla loro coerenza, alla loro visione.
Ci sono iniziative sociali, ambientali o educative collegate all’arte che hai intrapreso recentemente o alle quali ti vorresti dedicare in futuro?
Dal 2017, insieme a Delfo Durante e a Saverio Verini, portiamo avanti straperetana, una mostra d’arte contemporanea estiva en plein air che coinvolge l’intero borgo di Pereto, con il preciso intento di rivalutare questo piccolo centro abruzzese. L’esperienza viene arricchita da workshop tenuti dagli artisti nel periodo primaverile per bambini e ragazzi.
Monitor, Pereto (AQ). Courtesy Monitor, Roma / Lisbona / Pereto.
Ricordi la tua prima visita in una galleria?
Da ragazza ero ignorante: non sapevo che esistessero le gallerie private, dove si potevano vedere mostre gratuitamente. Un mio amico più grande mi condusse – avevo vent’anni – a visitarne una, vicino a piazza del Popolo. C’era una mostra di collage surrealisti. Non ricordo né il nome della galleria, né dell’artista, ma quella visita in qualche modo segnò il mio destino.