Vivere il portico più lungo al mondo

Il portico di San Luca, Bologna

Tutto comincia da una delle strade più lunghe di Bologna: Via Saragozza. Come descritta lodevolmente da Serena Bersani “C’è la Via Saragozza d’antàn del Bar Margherita di Pupi Avati e la Saragozza Street in cui volare in bicicletta verso il nuovo millennio di Jack Frusciante è uscito dal gruppo.” Via Saragozza è Bologna. La Bologna dei portici riconosciuti patrimonio mondiale dall’UNESCO.

Quella Bologna sospesa e contesa tra l’architettura urbana e lo scenario naturale delle colline, dove tutto sembra culminare nell’Arco del Meloncello. Da quest’ultimo, limite simbolico del centro cittadino, inizia la salita verso il Colle della Guardia, dove giace, a trecento metri d’altezza, maestoso e barocco, il Santuario di San Luca. Per arrivarci si percorre a piedi un porticato lungo più di 3.700 metri – 3.796 per l’esattezza –, il più lungo porticato del mondo. Un autentico luogo dei record che conta ben 666 archi e quindici cappelle. Ai più esoterici, non sarà certo sfuggito il curioso numero degli archi che, insieme alla forma sinuosa e serpentina del porticato visto dall’alto, restituiscono la simbologia della lotta tra bene e male, dove la Madonna, protagonista incontrastata del luogo, vince sovrana.

Santuario della Beata Vergine di San Luca, Bolgona

E non a caso questo posto magico nasce da un’energia tutta femminile; la fondatrice della chiesa in onore di Maria fu infatti una giovane donna del Medioevo, Angelica Bonfantini. L’edificio attuale, in stile prevalentemente barocco, è la summa di ampliamenti e costruzioni successive, svoltesi soprattutto durante il Settecento sotto la direzione di Carlo Francesco Dotti, che disegnò anche la volta dell’Arco del Meloncello. All’interno del Santuario, oltre alla celebre icona della Vergine con il Bambino, il visitatore viene accolto da piccoli tesori della storia dell’arte: le pale d’altare del Guercino, di Guido Reni e di Donato Creti.
Il culto della Madonna di San Luca esploso nel Quattrocento sembra coincidere con il presunto miracolo del 5 luglio 1433, durante la processione per supplicare la Vergine di far cessare la pioggia insistente che da giorni decimava i raccolti dei contadini. La storia narra che appena il corteo giunse a Porta Saragozza, la pioggia cessò; da allora la processione viene ripetuta ogni anno durante il mese di maggio, prima dell’Ascensione.

Foto d’epoca del portico di San Luca con il Santuario in lontananza. Foto: Piero Poppi

Percorrere il portico di San Luca, a piedi, in bici, in macchina o in bus, però, non è soltanto una questione spirituale, è qualcosa che trascende il divino e che riesce a rappresentare il cuore dello spirito bolognese. Oltre a essere un’autentica gioia per lo sguardo, questo cammino affascinante è capace di elevarci alla stato naturale della città, regalandoci una panoramica sulle svariate attività dell’animo umano: dallo sport, alla fotografia, alla meditazione. Tutto sembra prendere inaspettatamente vita sotto i portici che si susseguono in un loop atemporale, magico e unico. Da chi fa jogging la mattina presto, a chi scatta uno shooting durante le colorate ore pomeridiane, a chi si ama silenziosamente tra le luci notturne, il porticato è un autentico trattato di antropologia vivente, dove incontrare tutte le meravigliose sfumature delle persone che lo percorrono. Si tratta letteralmente di vivere il portico più lungo al mondo.

Un affresco secolare dai colori caldi, che virano dal giallo, all’ocra, all’arancio e che abbracciano Bologna e i suoi abitanti, i suoi viandanti. Un tragitto nella memoria, attraverso le cappelle e le epigrafi, e una corsa nel futuro, attraverso le sue finestre sul verde e sulla natura; uno spettacolo continuo dove si alternano le tonalità diurne, notturne, e stagionali. Il cammino, diventa qualcosa di più di una semplice passeggiata, diviene una pièce teatrale intima e personale, dove l’estasi culmina in cima alla salita, alla fine del porticato, dove ad attenderci vi è la presenza scenica e irriverente dell’architettura del Santuario, che si erige a perno sui colli bolognesi, con tutta la maestosità degna di una sovrana del tempo.