Fondazione Serpone, un viaggio nell’arte seguendo la costellazione del Toro

Shōzō Shimamoto, Fondazione Mario & Maria Pia Serpone - Segni d’Arte, Torrita Tiberina (RM)

Vorrei poter condividere con gli amici di Italics uno spazio che ha rappresentato per me un’esperienza davvero particolare, azzarderei nuova.
La prima visita alla Fondazione Mario & Maria Pia Serpone è coincisa con il mio primo viaggio dedicato all’arte dopo la pandemia. Il clima di graduale allentamento delle restrizioni sanitarie, che a poco a poco avevano normalizzato nuove abitudini, mi ha permesso di godere l’esperienza di un luogo già meraviglioso in modo diverso, meno scontato e automatico di quanto non fossi abituato. Non un vezzo, non una sequela di opere disseminate in una villa storica, ma vero e proprio viaggio in una dimensione diversa del narrare, fruire, conoscere e disporre l’arte contemporanea; arte che segna in modo indelebile il paesaggio di questo parco a Torrita Tiberina.

Fondazione Serpone
Veduta del parco, Fondazione Mario & Maria Pia Serpone – Segni d’Arte, Torrita Tiberina (RM)

Continua a tornarmi alla mente il ricordo di quella calda giornata primaverile trascorsa passeggiando con Ottavio e Christin Serpone attraverso l’invisibile costellazione del Toro tracciata dalla disposizione delle opere di Mimmo Paladino, Jannis Kounellis e Bruno Munari, per citare solo alcuni degli artisti presenti; il racconto entusiasta di progetti di arteterapia per le scuole, di performance annuali, di una nuova sezione dedicata all’arte sonora; l’ambizione di sposare opere work in progress con il paesaggio contemplativo della Valle del Tevere, in piena riserva naturale Tevere-Farfa, una delle più antiche d’Italia. Questo insieme di stimoli alimentava costantemente in me la sensazione di essere all’interno di un organismo vivo, idea che si è poi consolidata alla visione di alcune opere site specific.

Fondazione Serpone
Shōzō Shimamoto, Bottle Crash, Fondazione Mario & Maria Pia Serpone – Segni d’Arte, Torrita Tiberina (RM)

In particolare mi ha folgorato la pratica attorno al Bottle Crash di Shōzō Shimamoto, un’opera unica e singolare affidata dall’artista alla famiglia Serpone affinché potesse mantenerla attiva seguendo uno specifico protocollo che prevede l’impiego di tutte le bottiglie consumate durante gli eventi alla Fondazione. Concepito come un vero e proprio monumento alla felicità, in occasione di un momento speciale dell’anno (compleanni, matrimoni, anniversari ecc.), l’opera viene riattivata attraverso il lancio, da parte dei partecipanti, delle bottiglie appositamente riempite di vernice colorata, arricchendo così il gesto di Shimamoto di una eterna linfa creativa.
Un altro capolavoro pensato specificamente per questo luogo è la cappella dedicata a una “liturgia ematica” di Hermann Nitsch, anche quest’ultimo concepito come un lavoro in divenire, costantemente arricchito con opere specifiche realizzate in loco attraverso le nuove azioni del maestro viennese.

Vorrei che attraverso il mio tip questo luogo potesse suscitare le stesse sensazioni che ha dato a me, come una delle numerose e innovative possibilità di godere della relazione fra arte e paesaggio nel nostro Paese, un connubio di grande valore soprattutto in questo momento storico.

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