Il giardino dei fiorentini

Charles Francis Fuller, Monumento a Maratha Maharajah di Kohlapur, Rajaram Chhatrapati, detto Monumento al Principe Indiano, 1874, Parco delle Cascine, Firenze.

Chissà se il giovane Maraja Rajaram Chuttraputti avrebbe mai pensato di essere legato per sempre alla città di Firenze.

Questo principe indiano morì infatti a Firenze nel 1870, a ventun anni, durante un viaggio di ritorno dall’Inghilterra, dopo una visita alla regina Vittoria. Venne cremato alla confluenza del fiume Arno con il torrente Mugnone, secondo i dettami della religione induista. Il monumento a sua eterna memoria, progettato dallo scultore inglese Charles Francis Fuller ed eseguito in perfetto stile orientalista, segna la punta occidentale del Parco delle Cascine.

Parco delle Cascine
Ponte all’indiano (1972-78), Firenze.

Ho sempre trovato questa prua della città protesa su l’avveniristico – almeno al tempo della mia infanzia – Ponte dell’Indiano, un posto straordinario. Un luogo di viaggio e sogno romanzesco che aveva ispirato, si dice, di fronte alla fontana di Narciso, alcuni anni prima nel 1819, l’Ode al Vento dell’Ovest del poeta inglese Shelley. Nella sottile decadenza del giardino lorenese e dei suoi monumenti che circondano questo angolo, che potrebbe essere a Hyde Park, regna sovrano lo spirito anglosassone ottocentesco che vedeva in Firenze il luogo simbolico di un passato Rinascimento.

Parco delle Cascine
Giuseppe Manetti, Fontana delle Boccacce, 1796, Parco delle Cascine, Firenze.

Il Parco delle Cascine, voluto originariamente come tenuta di caccia dal duca Alessandro I dei Medici intorno al 1530, è lo spazio verde più importante per tutti i fiorentini. Rimane, anche nei momenti di maggior assedio turistico, un luogo di rifugio dei cittadini, dove si corre, si va in bicicletta o si seguono corsi di pilates all’aperto.

Giuseppe Manetti, dettaglio della Fontana delle Boccacce, 1796, Parco delle Cascine, Firenze.

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