Quando la città mi stringe ho un posto che, come la più magica delle medicine, cura ogni mia ansia. Inforco la bicicletta e dopo una trentina di chilometri, a dire il vero un poco in salita, arrivo alla Badia a Passignano, il luogo perfetto per allontanare le pressioni dei nostri tempi. Si annida tra colline morbide e quando si inizia a intravederla tra i muretti a secco, gli ulivi, le piante di vite e le agavi, appare come un miraggio.

Nel 1073 vi è andato, per il riposo di sempre, un monaco, Giovanni Gualberto, fondatore dei Vallombrosani. Mi è sempre stato simpatico. Si è infatti battuto per il valore assoluto del perdono – cosa rara nel Medioevo – ma soprattutto per la lotta al commercio di ciò che è sacro in cambio di denaro, una lotta che nei nostri tempi ha un valore ancora più grande.

Oggi la chiesa, il chiostro, la splendida cucina quattrocentesca e il celeberrimo cenacolo del 1476 affrescato da Domenico e David Ghirlandaio sono visitabili, almeno nei giorni festivi, con l’ausilio e la guida di giovani monaci approdati alla Toscana da nuovi mondi di vocazioni. Nella Badia vi sono opere d’arte straordinarie, tra cui i magnifici affreschi eseguiti alla fine del Cinquecento da Alessandro Allori e Domenico Passignano, pittori entrambi capaci di alternare brani di profonda spiritualità a momenti incredibilmente terreni. San Giovanni Gualberto vi troneggia marmoreo, scolpito dal Caccini in posa etrusca, illuminato dall’atmosfera di perfezione della natura che lo circonda.