Villa De Clario Filangieri de Candida a Livardi, Napoli

Sala di Venere, Villa De Clario Filangieri de Candida, Livardi, Napoli. Foto: Giancarlo Izzo

Ho avuto la fortuna, nella scorsa primavera, di essere invitato da Eleonora nella sua incantevole villa di campagna. Mi ha rapito già dalla corte, intorno a cui gli spazi antichi del lavoro dormono intatti sotto un luminoso velo di polvere e ragnatele. Ho attraversato ordinate stalle senza animali, un torchio gigantesco e muto nella sala della vendemmia, grandi cucine e lavanderie a cenere in disuso, depositi delle carrozze e degli attrezzi, immensi magazzini vuoti del raccolto. Dalla grande cantina sotterranea sono sceso per una stretta spirale di scale fino all’abisso nero della ghiacciaia. Risalirne è stato come rinascere in una dimensione antica e futura. Mi trovavo in una fattoria romana non ancora coperta dalla lava o nel prototipo della città nuova, verde e sostenibile? 

Villa De Clario Filangieri de Candida
Sala del Biliardo, Villa De Clario Filangieri de Candida. Foto: Massimo Listri

Al piano nobile il pavimento con le sue fitte geometrie di bianco e di nero eccitava ai miei occhi la vivacità dei parati e delle tappezzerie a motivi vegetali. Dalle finestre si susseguivano pendii iridescenti di verde che mi invitavano alle terrazze, piene di sole e orientate al cratere del Vesuvio. Il giardino all’italiana è vivo, siepi di bosso e alberi secolari ordinano in prospettiva un magnifico agrumeto che porta alla scoperta di un arcadico tempietto. Dalle macchie di quercia spuntano come fuochi d’artificio palme e cipressi in coppie; guidano al noccioleto che si distende su tutto il pendio della collina. Il tempo scorre a misura dei miei passi, ascolto la natura e non ho più voglia di inseguire il resto. 

Villa De Clario Filangieri de Candida
Corte, Villa De Clario Filangieri de Candida. Foto: Giancarlo Izzo

Orazio Mastrilli la volle così alla metà del Settecento, costruendo su edifici più antichi, nome e corredo risalgono alle nozze della nipote Vincenza con Francesco Saverio De Clario, patrizio salernitano. L’eccezionale conservazione della tenuta durante i disastri del secolo scorso è il frutto della passione e del gusto dei conti Filangieri di Candida Gonzaga, proprietari dal 1920. Riccardo sposò allora Eleonora de Clario di Finocchito; guidò l’Archivio di Stato di Napoli e della Provincia, acquisì per lo stato le carte delle maggiori famiglie del meridione, recuperando l’Archivio Borbone finito in Germania dopo l’esilio di Francesco II, difese tenacemente il primo tesoro dell’Archivio napoletano, la Cancelleria angioina, fino ad assistere alla sua distruzione da parte dei nazisti durante le quattro giornate di Napoli.

Villa De Clario Filangieri de Candida
Il boschetto di Villa De Clario Filangieri de Candida. Foto: Giancarlo Izzo

Angerio, figlio di Riccardo e padre della mia perfetta ospite, è stato professore ordinario di Pianificazione Agricola ed Organizzazione del Territorio alla Facoltà di Agraria di Portici, delegato presso la CEE in materia di sviluppo urbanistico, coautore del Piano paesistico della penisola sorrentino-amalfitana. Suo l’Inventario dei beni storico-artistici e naturali della Campania conservato presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, consultabile via web grazie ad uno specifico progetto dell’Unione Europea.

Scrivo affinché la grazia di questo incanto non finisca.

Villa De Clario Filangieri de Candida

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