Valcamonica

Photo-souvenir: Daniel Buren, Fibres optiques – Bleu clair K1+K2, travail situé, 2013 Photo-souvenir: Daniel Buren, Fibres optiques – Violet K1+K2, travail situé, 2013 Mirad’Or, Pisogne (Brescia), aprile-settembre 2021 Foto: © Michele Nastasi

Siete tutti invitati a un flashback eccezionale: la Valcamonica e il Lago d’Iseo racchiudono in cento chilometri millenni di storia nei suoi momenti più caldi.

La Valcamonica è nota nel mondo, e non solo il mondo degli specialisti, come uno dei luoghi sacri della preistoria. Migliaia di incisioni rupestri sulle rocce lisciate dai ghiacciai raccontano la vita, la caccia, la geografia di una valle alpina con un focus sull’età del bronzo e del ferro, quindi dal terzo millennio all’anno zero, ma con inizi molto più indietro, alla fine della glaciazione. Popolazioni migranti iniziano a trovare stabilità e si fermano, da raccoglitori divengono cacciatori e poi agricoltori. Probabilmente non hanno nemici, in una valle inaccessibile. La Pax Romana li stermina e fino all’anno mille non se ne parla più.

Il medioevo vede iniziare di nuovo la civiltà, e quindi l’arte, la scultura, poi gli affreschi nel Trecento-Quattrocento nelle pievi poi il Rinascimento con Girolamo Romanino che affresca Pisogne, Bienno, Breno, Borno. Oggi tutte visitabili. Scultura lignea come sovente accade nelle valli, vie crucis di Beniamino Simoni, compianti sul Cristo morto, la pittura è affare di chiese.

L’Ottocento e il Novecento sono appannaggio dei Don Bosco, dei Don Orione, di Madre Teresa, tutte sante persone, ma che non forniscono alibi sufficienti alla pittura e ai suoi verdi, rosa, rossi. Si sente che Voltaire e Rousseau non hanno varcato i confini del Sebino. Con qualche difficoltà e qualche eccezione, nobili famiglie o industriali cercano di acquistare opere importanti, ma sovente i nipoti, alla dipartita del de cuius, vendono anche la mobilia dei bagni se firmata, poniamo, da Lucio Fontana.

Allora l’arte cerca un’ultima difesa e forse ci riesce. Christo, guidato sapientemente da Germano Celant (entrambi moriranno di lì a poco per COVID) realizza la sua opera più gigantesca sul lago: The Floating Piers, costata dicono 15 milioni di euro.

Photo-souvenir: Daniel Buren, Fibres optiques – Bleu clair K1+K2, travail situé, 2013. Photo-souvenir: Daniel Buren, Fibres optiques – Violet K1+K2, travail situé, 2013. Mirad’Or, Pisogne (Brescia), aprile-settembre 2021. Foto © Michele Nastasi

Daniel Buren ha inaugurato un’opera su una palafitta sul lago. Visibile di notte perché emette luce, visibile di giorno naturalmente. Non si entra nel locale, lo si ammira da lontano. Brescia sta vivendo una nuova atmosfera con l’ultimissima arte: Kapoor in Pinacoteca, Pascale Marthine Tayou sotto il Castello, Mimmo Paladino che invade la città con 75 grandi sculture, le opere in metropolitana. Sembra che Brescia si sia accorta finalmente del contemporaneo…

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