Galleria Sabauda a Torino: un viaggio nell’arte attraverso i secoli

Botto&Bruno, The ballad of forgotten places, 2018, installation view, Galleria Sabauda, Musei Reali, Torino. Foto: Renato Ghiazza

All’interno del complesso dei Musei Reali di Torino merita senz’altro una visita la Galleria Sabauda, ospitata dal dicembre 2014 nella Manica Nuova di Palazzo Reale, realizzata tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento dall’architetto di corte Emilio Stramucci.

Istituita nel 1832 da Carlo Alberto con il nome di Reale Galleria, riuniva le collezioni provenienti da Palazzo Reale e Palazzo Carignano di Torino e dal Palazzo Durazzo di Genova, e apriva al pubblico la collezione di Casa Savoia allora famosa in tutta Europa. Ceduta nel 1860 allo Stato da Vittorio Emanuele II, la pinacoteca si è arricchita con acquisti e donazioni nel corso dell’Ottocento e Novecento diventando una delle più importanti collezioni d’arte in Italia, denominata dal 1933 Galleria Sabauda.

Foto © Musei Reali Torino

Percorrendo i quattro livelli di esposizione si ammirano opere di artisti piemontesi, italiani ed europei, in particolare olandesi e fiamminghi, dal Trecento al Novecento. Al primo piano la neobarocca Sala degli Stucchi accoglie The ballad of forgotten places di Botto&Bruno. L’opera, realizzazione del progetto promosso dalla Fondazione Merz e vincitore della terza edizione del bando Italian Council (2018), è entrata a far parte delle collezioni dei Musei Reali nel febbraio 2020, dopo essere stata esposta ad Atene ( National Museum of Contemporary Art EMST), Lisbona (Carpintarias de São Lázaro) e Nizza (Le109: Pôle De Cultures Contemporaines).

Botto&Bruno, The ballad of forgotten places, 2018, installation view, Galleria Sabauda, Musei Reali, Torino. Foto: Renato Ghiazza

La Sala degli Stucchi, ambiente di passaggio nel percorso espositivo della Galleria, riccamente decorata e affacciata su una parte di città dove sono evidenti le stratificazioni dall’epoca romana agli anni Settanta del Novecento, avvolge l’installazione che si presenta come una “rovina” contemporanea. Le pareti esterne sono resti di un’architettura modernista al cui interno pareti e pavimento sono completamente rivestiti dall’immagine di un paesaggio periferico dove la natura ha inglobato resti di edifici e di vita passata.

Al centro dello spazio, un libro di trecento pagine raccoglie fotografie di luoghi scomparsi o alterati nella loro identità, scattate in venti anni di lavoro, modificate pittoricamente come le immagini a parete. “Il libro, per lo spettatore, diventa come una sorta di viaggio – precisano Botto&Bruno –. Le immagini iniziali sono ancora nitide e riconoscibili ma, man mano che si sfogliano le pagine, ci si rende conto che le macchie cambiano colore e si scuriscono, andando a far sparire quasi completamente il paesaggio. L’idea era quella di costruire una rovina che, quasi come una sorta di abbraccio, proteggesse la memoria dei luoghi custodita nel libro”.

Botto&Bruno, The ballad of forgotten places, 2018, installation view, Galleria Sabauda, Musei Reali, Torino. Foto: Renato Ghiazza

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